Le infezioni contratte in ospedale — le cosiddette infezioni nosocomiali — sono tra le cause più frequenti di contenzioso sanitario. Chi le subisce si chiede se la struttura risponda “in automatico”. La Cassazione ha chiarito un equilibrio preciso tra le posizioni del paziente e dell’ospedale, basato su chi deve provare che cosa.
Il primo punto è importante per non creare false aspettative: la responsabilità della struttura sanitaria per le infezioni nosocomiali non è oggettiva. Non basta, cioè, aver contratto un’infezione in ospedale per ottenere automaticamente il risarcimento. Occorre un meccanismo probatorio a due tempi.
La Cassazione ha descritto con grande precisione come si ripartisce l’onere della prova e, soprattutto, che cosa deve dimostrare l’ospedale per liberarsi da responsabilità:
«In tema di infezioni nosocomiali, la responsabilità della struttura sanitaria non ha natura oggettiva, sicché, a fronte della prova presuntiva, gravante sul paziente, della contrazione dell’infezione in ambito ospedaliero, la struttura può fornire la prova liberatoria di aver adottato tutte le misure utili alla prevenzione delle stesse, consistente nell’indicazione: a) dei protocolli relativi alla disinfezione, disinfestazione e sterilizzazione di ambienti e materiali; […] g) dell’avvenuta attivazione di un sistema di sorveglianza e di notifica; […] j) del rapporto numerico tra personale e degenti; k) della sorveglianza basata sui dati microbiologici di laboratorio; l) della redazione di un “report” da parte delle direzioni dei reparti, da comunicarsi alle direzioni sanitarie al fine di monitorare i germi patogeni-sentinella; m) dell’orario delle effettiva esecuzione delle attività di prevenzione del rischio.»Cass. civ., Sez. III, 03/03/2023, n. 6386 (Rv. 667112-02)
«In tema di infezioni nosocomiali, la responsabilità della struttura sanitaria non ha natura oggettiva, sicché, a fronte della prova presuntiva, gravante sul paziente, della contrazione dell’infezione in ambito ospedaliero, la struttura può fornire la prova liberatoria di aver adottato tutte le misure utili alla prevenzione delle stesse, consistente nell’indicazione: a) dei protocolli relativi alla disinfezione, disinfestazione e sterilizzazione di ambienti e materiali; […] g) dell’avvenuta attivazione di un sistema di sorveglianza e di notifica; […] j) del rapporto numerico tra personale e degenti; k) della sorveglianza basata sui dati microbiologici di laboratorio; l) della redazione di un “report” da parte delle direzioni dei reparti, da comunicarsi alle direzioni sanitarie al fine di monitorare i germi patogeni-sentinella; m) dell’orario delle effettiva esecuzione delle attività di prevenzione del rischio.»
Il paziente deve fornire la prova — anche presuntiva — di aver contratto l’infezione in ambito ospedaliero. Non gli si chiede di individuare il singolo gesto sbagliato, ma di dimostrare, sulla base di elementi concreti (tempi del contagio, tipo di germe, decorso clinico), che l’infezione è riconducibile al ricovero.
A quel punto la palla passa all’ospedale, che per liberarsi deve provare di aver adottato tutte le misure di prevenzione. E la Cassazione non si accontenta di affermazioni generiche: pretende l’indicazione puntuale di protocolli di sterilizzazione, gestione della biancheria e dei rifiuti, qualità dell’aria, sistemi di sorveglianza microbiologica, rapporto personale/degenti, report dei reparti, e così via. È un elenco dettagliato che, di fatto, impone alla struttura di documentare la propria organizzazione del rischio.
Questo schema tutela entrambe le parti. Da un lato evita responsabilità automatiche che colpirebbero anche ospedali diligenti; dall’altro impedisce alle strutture di cavarsela con difese di stile, perché la prova liberatoria è ancorata a elementi verificabili. Per il paziente, conoscere questo elenco è prezioso: orienta le richieste di documentazione e la consulenza medico-legale verso i punti che l’ospedale dovrà dimostrare di aver presidiato.
Nelle infezioni nosocomiali non c’è automatismo, ma nemmeno impunità. Il paziente prova il contagio ospedaliero; la struttura prova, voce per voce, di aver fatto tutto il dovuto per prevenirlo. Sapere chi deve dimostrare che cosa è il primo passo per impostare correttamente una richiesta di risarcimento o una difesa.
Hai contratto un’infezione durante un ricovero? Lo Studio Legale Massafra, con il supporto medico-legale, valuta la riconducibilità del contagio e la documentazione che la struttura è tenuta a produrre.