Responsabilità medica: chi deve provare l’errore del medico? Guida all’onere della prova

Nella responsabilità medica l’onere della prova è quasi sempre il punto che decide la causa. Molti pazienti danneggiati credono che basti dimostrare di essere entrati in ospedale sani e di esserne usciti con un danno. Non è così: la giurisprudenza della Cassazione ha costruito un sistema preciso di ripartizione degli oneri probatori, e chi lo ignora rischia di vedere respinta anche una domanda fondata nel merito.

Cosa deve provare il paziente: il nesso causale

La regola cardine è stata fissata dalla Cassazione nelle sentenze di “San Martino 2019”:

«In tema di inadempimento di obbligazioni di diligenza professionale sanitaria, il danno evento consta della lesione non dell’interesse strumentale alla cui soddisfazione è preposta l’obbligazione (perseguimento delle “leges artis” nella cura dell’interesse del creditore) ma del diritto alla salute (interesse primario presupposto a quello contrattualmente regolato); sicché, ove sia dedotta la responsabilità contrattuale del sanitario per l’inadempimento della prestazione di diligenza professionale e la lesione del diritto alla salute, è onere del danneggiato provare, anche a mezzo di presunzioni, il nesso di causalità fra l’aggravamento della situazione patologica (o l’insorgenza di nuove patologie) e la condotta del sanitario, mentre è onere della parte debitrice provare, ove il creditore abbia assolto il proprio onere probatorio, la causa imprevedibile ed inevitabile dell’impossibilità dell’esatta esecuzione della prestazione.» (Cass. civ., Sez. III, 11/11/2019, n. 28991, Rv. 655828-01)

In sintesi: prima il paziente deve provare — anche con presunzioni — che la condotta del sanitario ha causato l’aggravamento o la nuova patologia; solo dopo scatta l’onere della struttura di provare la causa non imputabile.

Onere della prova e criterio del “più probabile che non”: il rischio dell’incertezza

Quanto deve essere “forte” questa prova? Nel processo civile vale il criterio del “più probabile che non”: non serve la certezza assoluta, ma la probabilità prevalente. Attenzione, però, a cosa accade se la causa del danno resta incerta:

«Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere del paziente dimostrare l’esistenza del nesso causale, provando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del “più probabile che non”, causa del danno, sicché, ove la stessa sia rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata.» (Cass. civ., Sez. III, 07/12/2017, n. 29315, Rv. 646653-01)

Il principio è applicato costantemente anche dai giudici di merito (cfr. Corte d’Appello di Milano, Sez. II, 14/01/2021, n. 105): se al termine dell’istruttoria il nesso resta «assolutamente incerto», perde il paziente. L’incertezza, in altre parole, non si divide a metà: grava per intero su chi chiede il risarcimento.

Il ruolo della struttura sanitaria e la legge Gelli-Bianco

La legge n. 24/2017 (Gelli-Bianco) ha consolidato il doppio binario: la struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale ex artt. 1218 e 1228 c.c. (art. 7), mentre il singolo esercente la professione sanitaria risponde di regola ex art. 2043 c.c. Per il paziente conviene quasi sempre agire contro la struttura, che risponde anche dell’operato dei propri ausiliari. Rileva inoltre l’art. 5: i sanitari devono attenersi, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni delle linee guida o, in mancanza, alle buone pratiche clinico-assistenziali.

Perché la preparazione tecnica del caso è decisiva

Da questo quadro derivano alcune conseguenze pratiche che vediamo ogni giorno nei giudizi di responsabilità sanitaria. La cartella clinica completa va acquisita subito (anche le eventuali lacune della cartella possono giocare a favore del paziente, in via presuntiva). Prima della causa serve una consulenza medico-legale seria: il “più probabile che non” si costruisce con la scienza, non con le impressioni. L’accertamento tecnico preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.) o la mediazione sono passaggi obbligati e spesso utili a definire la lite senza anni di processo.

Conclusioni

La responsabilità medica è una materia in cui il diritto incontra la medicina legale: vincere o perdere dipende dalla qualità della ricostruzione causale molto più che dalla gravità del danno. Per questo ogni caso va studiato a fondo prima di agire.

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