Infortunio sul lavoro: oltre l’indennizzo INAIL puoi avere il danno differenziale

Chi subisce un infortunio sul lavoro o una malattia professionale riceve un indennizzo dall’INAIL. Molti pensano che lì finisca tutto. Non è così: in presenza di responsabilità del datore di lavoro, al lavoratore può spettare un risarcimento ulteriore, il cosiddetto danno differenziale. E una sentenza della Cassazione ha chiarito un punto decisivo per calcolarlo correttamente: il criterio delle “poste identiche”.

Cos’è il danno differenziale

L’indennizzo INAIL è una prestazione previdenziale: copre, in misura forfettaria, il danno biologico e una quota del danno patrimoniale derivanti dall’infortunio o dalla malattia professionale. Ma non copre tutto il danno che la persona ha effettivamente subito.

Quando l’infortunio è dovuto alla responsabilità del datore di lavoro (per esempio per la violazione delle norme di sicurezza), il lavoratore ha diritto al risarcimento integrale secondo le regole civilistiche. Da questo risarcimento “pieno” va sottratto quanto già versato dall’INAIL: ciò che resta è il danno differenziale, che il datore deve corrispondere.

Il nodo: come si sottrae l’indennizzo INAIL?

Qui sta il punto tecnico che fa la differenza, spesso di molte migliaia di euro. L’indennizzo INAIL non va sottratto “in blocco” dal risarcimento complessivo. La Cassazione ha stabilito che la detrazione va fatta voce per voce, secondo il criterio delle poste identiche:

«In tema di risarcimento del danno da lesione del diritto alla salute, le somme corrisposte dall’assicuratore sociale (nella specie, l’INAIL) devono essere detratte dal credito risarcitorio non secondo il criterio delle poste omogenee (vale a dire distinguendo, all’interno dell’indennizzo, le due sole poste del danno patrimoniale e non patrimoniale, e sottraendole dall’importo complessivamente liquidato, per ciascuna delle corrispondenti categorie, a titolo di risarcimento “civilistico”), bensì secondo quello delle poste identiche, dovendosi, pertanto, sottrarre dall’ammontare del risarcimento solo gli importi corrispondenti alle specifiche tipologie di pregiudizio oggetto del suddetto indennizzo.»

Cass. civ., Sez. III, 31/10/2023, n. 30293, Rv. 669351-01

Perché il criterio delle “poste identiche” conviene al lavoratore

Tradotto in pratica: dal risarcimento civilistico si scomputa solo ciò che l’INAIL ha effettivamente indennizzato per quella stessa identica voce di danno. Le voci di danno che l’INAIL non copre — per esempio alcune componenti del danno morale o del danno non patrimoniale che esulano dall’indennizzo — restano integralmente a carico del responsabile e si sommano al danno differenziale.

Il criterio “per poste omogenee”, più sfavorevole, sottraeva invece l’intero indennizzo dalle macro-categorie, riducendo di più il risarcimento. La Cassazione ha chiarito che non è quello il metodo corretto: la detrazione deve essere puntuale, voce per voce identica.

Cosa fare dopo un infortunio sul lavoro

Da questo quadro derivano alcune indicazioni pratiche. Conviene conservare tutta la documentazione medica e il verbale INAIL, far quantificare il danno civilistico complessivo da un medico legale (spesso superiore all’indennizzo INAIL) e verificare se sussiste una responsabilità del datore di lavoro per violazione delle norme di sicurezza, presupposto del danno differenziale. Attenzione anche ai termini di prescrizione, che variano a seconda del titolo della pretesa.

Conclusioni

L’indennizzo INAIL è un punto di partenza, non di arrivo. Quando c’è responsabilità del datore, il danno differenziale — calcolato con il criterio corretto delle poste identiche — può fare una differenza importante nel risarcimento effettivamente spettante al lavoratore.

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